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L'Evento Celestiniano

Ottobre 1497 - In un momento di riposo tra un impegno militare e un altro, il Duca Andrea Matteo III,nel suo fortificato Palazzo di Corropoli, ben consigliato dalla sua diletta sposa, Donna Isabella Piccolomini D'Aragona, decide, pergamena e penna d'oca, di inviare una accorata missiva al Duca Eusebio del la nobile famiglia degli Ancaiani di Spoleto, venerabile Abate dell'Abbazia di San Pietro di Ferentillo. Ai venerabili monaci spoletani che nell'anno 1000, pionieri della fede, iniziarono l'opera di evangelizzazione dei popoli Piceni sino a spingersi nel 1231 sulla collina di Mejulano edificandovi un Cenobio Benedettino, il battagliero Duca rivolge un appello sentito e sincere affinchè la conventualità tornasse in Santa Maria, da diversi anni in mano a preti secolari della Chiesa Teramana.

Con tono solenne e con il peso del suo prestigio, avvalendosi dei sui diritti quale feudatario di questa terra, chiese espressamente che la venerabile Abbazia di Santa Maria di Mejulano venga assegnata ai monaci Celestini della Congregazione di San Celestino V dell'Ordine di San Benedetto. Una richiesta formalmente corretta, in quanto sin dal 1316 ai Duchi di Atri,quali feudatari di Corropoli, competevano la nomina degli Abati poi formalmente insediati dagli Abati di Ferentillo. Con dei corrieri mandati espressamente da Andrea Matteo III, la missiva pochi giorni dopo arriva in quel di Spoleto. La positiva risposta non tardò a pervenire da quel prestigioso Ducato. in una Bolla dal solenne titolario: EUSEBIUS DE NOBILIBUS DE ANCAIANO DE SPOLETO, DIVINA CLEMENTIA, ABBAS VENERANDI ET SACRI MONASTERI S. PETRI DE FLORENTILLO DIOCESIS SPOLETANENSIS, ORDINIS SAN BENEDECTI" dice che vacando la prepositura di Santa Maria di Mejulano nella provincia di Apruzzo, nel la Baronia del Duca di Atri e Marchese di Bitonto, di cui a se apparteneva la proprietà e la facoltà di disporre ed a costui il giudizio di elezione e di nomina "....Siamo stati richiesti con insistenza da una lettera di sua illustrissima Dominazione che ci degnassimo con la nostra autorità di annettere per sempre e di unire il Santuario alla Congregazione dei frati Osservanti di S. Pietro Celestino, dell'Ordine di San Benedetto, colà residenti il che egli accorda aggiungendosi numerosissime richieste e i meriti. degni degli Avi. delle Magnifiche ed illustri Comunità delle Città di Spoleto e di Norcia, riservando all'Abbadia di S. Pietro in Ferentillo, in segno di riconosciuto omaggio, una libbra di cera lavorata, ogni anno, in giugno, nella festività di San Pietro, ed il diritto di alloggio quante volte o agli Abati o ad altri in loro nome toccherà in quel tempo di volgere in direzione di Santa Maria di Mejulano". La bolla, a firma del Duca Eusebio di Ancaiano, Abate di Ferentillo porta la data: SPOLETO,12 DICEMBRE 1497 La venuta dei monaci Celestini,fu salutata con enorme soddisfazione dal Duca Andrea Matteo III e dalla Duchessa Isabella e dal festoso giubilo della comunita di Corropoli. Solenne fu l'insediamento del primo monaco Celestino Fra' Antonio da Capua che avvenne alla vigilia di Natale alla presenza del Rev. padre Maestro Rainaldo da Lecce.

Abate del venerando Monastero di Santo Spirito in Sulmona (Eremo di San Celestino v) e di tutto 1'Ordine Celestino. Oltre a Fra' Antonio arrivarono in Santa Maria dieci monaci Celestini. tra Ordinati e Conversi, che di buona lena - come narra lo storico Nicola Palma - si apprestarono con non poche difficoltà di natura logistica ed economica ad un primo restauro dell'Abbazia e a reintrodurre, dal punto di vista "spirituale" l'etica originaria della"Regola Benedettina". Le difficoltà economiche dovettero essere talmente enormi da indurre Frà Antonio a ricordare a voce ad Andrea Matteo III e alla munifica di lui consorte, Donna Isabella, in occasione della festività di Pentecoste del 1498, affinchè i Duchi Atriani oltre all'onore dell'insediamento in Santa Maria elargissero nuovi benefici in favore dell'Abbazia. Difficoltà che furono ribadite da una lettera a firma del Reverendo Frate Antonio e dai suoi confratelli, datata: Santa Maria di Mejulano, die 1 Junii 1499. In essa i Celestini oltre alle difficoltà gestionali manifestano la loro: "Multa contentezza onore et gaudio per averci portato in Santa Maria e pregando per la Vostra salute, ricurdano le promesse fatte di elargire li privilegi in donazioni de che pregamo V. Ill.ma Signoria li done specificatamente presto, ecc....". E' storicamente accertato con quanta attenzione i Duchi di Acquaviva avevano a cuore le sorti del Monastero di Santa Maria, soprattutto da parte di Isabella D'Aragona, donna di profonda religiosità, che ovviamente condizionava negli atti l'intera famiglia ducale. Donna Isabella non tardò, come si rileva in un istrumento stipulato in Conversano, datato: 6 luglio 1499 a firma del Notaio Antonio Sardano di Polignano. In esso la duchessa D'Aragona con il consenso del marito e del figlio Giò Francesco dona a Fra' Antonio, quale procuratore di quel monastero il prestigioso e ricco feudo di Taiano situato nel territorio di Controguerra, per dote della Cappella del Corpo di Cristo eretta dentro la Chiesa di Mejulano sotto il peso di una messa quotidiana e delle messe di San Gregorio nei tempi di Avvento e di Quaresima.
Dono accompagnato da un barile d'olio per accendere la lampada votiva di detta cappella da donarsi ogni anno nella festività di Pentecoste.

Nel 1513 Isabella D'Aragona muore, compianta da tutta la popolazione di Corropoli. Andrea Matteo III, memore della devozione della Duchessa per il monastero, conferma il dono e da mandato che l'annua prestazione di un barile d'olio sia continuata come si ravvisa nel seguente documento: "DUX HATRIE ET THERAMI, COMESQUE, CASERTE ETC. PER IL PRESENTE E PER IL FUTURO, PERCHE' LA BONA MEMORIA DELLA DUCHESSA PRIMA NOSTRA CONSORTE DONAO OGNE ANNO ALLA ECCLESIA DE SANCTA MARIA BENEDECTA DE MEJULANO UNO BARILE D'OLIO DICEMO ET ORDENAMO CHE OGNE ANNO LI DEBIATE DARE DICTO BARILE D'OLIO PER DICTA SPERA. DATUM: CORROPOLI 1 JANNUARi 1514 - JOANNES FRANCISCUS HADRIANUS CANCELLARIUS".

 
     

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